noi siamo storici - giornata della memoria - 27 gennaio 2007

I morti non parlano, ma i bambini sì ...

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C’è una bambina francese dagli occhi chiari, di nome Jaqueline. Ha otto anni. E’ nata a Parigi il 26 maggio 1932 da una mamma francese di nome Suzanne e da un papà, di nome Karl. Questi, nel 1928, insieme al fratello Leopold, si era trasferito in Francia dalla Romania, per sfuggire alle persecuzioni che gli ebrei periodicamente subivano in quel paese.
Il 20 maggio 1944, Karl, Suzanne e Jaqueline vengono caricati sul convoglio “74” e portati al campo di Auschwitz: Karl viene internato nel campo maschile, Suzane e Jaqueline in quello femminile.
La mamma cerca di far sopravvivere la piccola, dandole parte delle sue razioni, ma così facendo si indebolisce sempre più e viene inviata alle camere a gas.
Rimasta sola, Jaqueline viene portata nel Bock 10.
Tutti i bambini intorno a lei parlano polacco, neanche io la capisco; solo George è francese come lei.

Georges Kohn ha dodici anni; è nato a Parigi il 23 aprile del 1932 ed è il più piccolo di quattro fratelli che si chiamano Philippe, Antoniette e Rose-Marie.
Quando scoppia la guerra, la Francia viene occupata dalle truppe naziste. Suzanne, la madre dei piccoli, ha paura e pensa di poter sfuggire alle deportazioni convertendosi alla religione cattolica con i suoi quattro bambini. Non sa, la poverina, che per le SS gli ebrei, anche se convertiti, rimangono ebrei, uomini di razza inferiore. Così, all’alba del 28 luglio 1944, le SS irrompono in casa dei Kohn, concedono alla famiglia un’ora di tempo per raccogliere le proprie cose e poi tutti prendono la direzione del campo di concentramento: prima quello di Drancy e poi quello di Auschwitz. All’arrivo, mentre altri vanno a destra, verso le camere a gas, Georges viene inviato a sinistra. Lo attende una baracca speciale: la baracca dei bambini, il Block 10.

Nello stesso Block ho conosciuto due fratelli olandesi: Eduard “Edo” era nato il primo gennaio 1933 e Alexander “Lexje” era nato il 6 maggio del 1936: avevano rispettivamente undici e otto anni.
Prima di giungere ad Auschwitz ed essere stati scelti come bambini esperimento, erano stati internati nel campo di Vught, dove avevano avuto il “privilegio” di stare insieme a mamma Elizabeth e papà Flip, visto che il loro padre era uno dei migliori tecnici della fabbrica Philips. Il 3 giugno 1944 erano stati portati ad Auschwitz. Mi raccontavano molto spesso della loro famiglia, specialmente di quando c’era la pace e appena potevano andavano a fare le vacanze alla spiaggia di Scheveningen, sul Mare del Nord.
Gli stenti, la fame, le malattie, rendono la madre Elizabeth di giorno in giorno più debole e, dopo la sua morte, nel settembre del 1944, Edo e Lexje rimangono soli.
Pochi giorni dopo la morte della mamma, durante l’appello del mattino, vengono portati via, destinati alla Baracca 10, quella degli esperimenti, dove mi trovo io.

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