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noi siamo storici
- giornata della memoria - 27 gennaio 2007 |
I morti non parlano,
ma i bambini sì ...
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Il dottor Heissmeyer è un giovane
dottore di 38 anni che ha molte ambizioni: vuole diventare
un docente di Università, avendo così
un buon futuro, ma per ottenere la cattedra deve portare
davanti a una commissione di esame un lavoro che sia
importante per la scienza.
- Potrei chiedere di condurre delle ricerche su delle
cavie umane dentro un campo di concentramento - pensa
il dottor Heissmeyer. - Sì, potrebbe essere proprio
una buona idea. Con l’appoggio di qualche amico
importante, potrei riuscire ad ottenere l’incarico.
Certo, certo, chiederò di condurre degli studi
che possano portarmi a scoprire un rivoluzionario vaccino
contro la tubercolosi polmonare.
La concessione gli viene data e il dottor Heissmeyer
viene mandato ad effettuare i suoi esperimenti a Neuengamme.
- Sono soddisfatto di aver ricevuto questo incarico
– ripete tra sé. - Con i 32 prigionieri
russi l’inoculazione della tubercolosi è
stata un vero disastro, anzi, per essere sinceri, per
quattro di loro è stata in breve fatale, ma ora
con i 20 bambini, dieci femmine e dieci maschi, prelevati
da Auschwitz, sarà un successo.
Così il 9 gennaio il dottore ci toglie un po’
di pelle sotto l’ascella destra, ci fa una piccola
incisione a forma di croce, ci inocula i batteri della
tubercolosi polmonare e poi ci applica un cerotto.
A metà febbraio incominciamo a sentirci stanchi,
ad avere febbre, a sentire un gran prurito.
Il dottor Kurt Heissmeyer allora ci introduce altri
batteri, convinto che i nostri linfonodi produrranno
degli anticorpi.
Il 3 e 4 marzo noi bambini veniamo tutti operati da
un medico cecoslovacco, un prigioniero che ci toglie
le ghiandole linfatiche all’altezza dell’ascella.
Le nostre ghiandole vengono messe in bottigliette piene
di formalina e mandate ad analizzare: non contengono
nessun anticorpo.
Il dottor Heissmeyer è molto nervoso: l’
esperimento è fallito e con esso il suo sogno
di ottenere una cattedra all’Università.
Sta per andarsene dal campo, ma prima lo sento dire
che noi non servivamo più. Non capisco subito
cosa voglia dire.
In quei giorni nel campo c’è una grande
agitazione.
Sento dire che il Terzo Reich è agonizzante,
che Sovietici, Americani e Inglesi si stanno avvicinando.
Vedo i prigionieri scandinavi salire sui camion della
Croce Rossa per essere trasferiti verso la Danimarca.
Sento domandare: - Cosa si deve fare dei bambini? –
E penso che trasferiranno anche noi.
Così è. Il 20 aprile 1945, alle ore 22.30
vengono a svegliarci per portarci in aereo dai nostri
genitori.
Siamo felicissimi: ci alziamo e vestiamo in fretta,
prendiamo i nostri bagagli ed i più piccoli di
noi anche i giocattoli e saliamo su un camion.
Dopo circa dieci minuti scendiamo davanti ad un palazzo
rimasto miracolosamente in piedi in mezzo ad un mare
di rovine. E’ la scuola di Bullenhuser Damm. Ci
portano in una stanza e ci sediamo sulle panchine. Abbiamo
con noi i nostri bagagli, il cibo, i giocattoli e siamo
felici di trovarci finalmente fuori dal campo.
Ci chiamano uno dopo l’altro e ci fanno una puntura
sul sedere - una vaccinazione, ci dicono.
Non è una cosa dolorosa, anzi, l’iniezione
permette a molti di noi di prendere sonno, ma per essere
sicuri che il sonno sia davvero eterno, le SS successivamente
ci impiccano.
L’operazione si conclude in breve tempo: alle
cinque del mattino del 21 aprile 1945 tutto il lavoro
è stato sbrigato e le SS che l’hanno svolto
ricevono come ricompensa venti sigarette e un litro
di grappa.
I nostri corpi vengono riportati poi a Neuengamme, dove
sono cremati.
Le nostre ceneri sono disperse nei campi circostanti.
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