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riflessioni su quanto ascoltato |
al
lus tal cour |
A tutti
coloro che ci hanno permesso
di conoscere meglio
la vita e le opere di Pier Paolo Pasolini
Il progetto
“Al lus tal còur”, ideato dalla Cooperativa
Damatrà è nato per far conoscere ai ragazzi
delle scuole secondarie le opere di Pier Paolo Pasolini,
la sua vita di poeta, regista, intellettuale e per indicare
loro la via dell'impegno, così da diventare un
domani giovani padroni del proprio futuro.
Abbiamo assistito oggi, 22 febbraio
2011, ad un incontro durante il quale, con parole e
filmati, abbiamo appreso come è vissuto il grande
poeta, scrittore, regista, calciatore e tifoso del Bologna.
La signora Ornella, che ci ha intrattenuto, ad ogni
periodo della vita di Pier Paolo ha associato un libro
e ce lo metteva in mano: è un aspetto che mi
è piaciuto (Alessandra).
Pier Paolo vedeva in suo fratello Guido ciò che
lui avrebbe voluto essere: energico, pieno di vita,
esuberante, sempre in movimento, desideroso di fare
nuove esperienze (Martina).
Mi ha colpito che la sua mamma l’abbia amato tanto,
così com’era, e che fosse per lui il figlio
che aveva sempre immaginato e desiderato avere (Sabrina)
e che il legame tra loro sia stato per Pier Paolo una
benedizione e una condanna (Luca). Ho ammirato la forza
morale che ha permesso al poeta di rivelare questi sentimenti
contrastanti in una poesia alla propria madre (Alessandro).
Quando Pier Paolo si è innamorato di “Benito”
e gli ha rivelato il suo amore, il ragazzo è
scappato e Pier Paolo si è sentito in colpa e
gli ha chiesto scusa; l’amico però gli
ha chiesto di amarlo per tutta la vita; ho così
capito che il loro legame era forte (Andjela).
Dato che era famoso e che i pettegolezzi sul suo conto
potevano circolare liberamente, lui non ha avuto paura
dei pregiudizi degli altri e ha continuato la sua strada,
mostrando coraggio, maturità e stima di se stesso
(Giorgia).
Come attori dei suoi film non voleva personaggi famosi,
ma gente del popolo, umile e sincera, gente che Pasolini
ha sempre amato (Martina). A lui infatti piacevano i
contadini e le persone semplici e vere (Francesco).
Ha pagato caro il suo desiderio di verità, infatti
le sue opere venivano regolarmente censurate, ma lui
non si è mai tirato indietro (tutti).
Nello spezzone di film che abbiamo visto, in cui Silvana
Mangano rappresentava la morte, si è detto che
essere vivi o essere morti è la stessa cosa:
non ho capito cosa ciò possa significare (Sabrina).
Mi ha colpito che, appena entrato nel partito comunista,
lo mandassero a tenere discorsi da un posto all’altro
(Luca).
Ringraziamo Helen, che ci ha ospitato
nella bibliotecaria di San Martino, gli organizzatori
e la signora Ornella che ha apprezzato i nostri occhi
attenti.
Perché si ricordi di noi, le inviamo una foto
della nostra classe.
Cordiali saluti
Classe Terza B
"Grazie
ragazzi delle bellissime righe che mi avete scritto,
non capita spesso che io riceva delle lettere su un
percorso e quindi mi fa un sacco piacere.
Inoltre sono molto belle queste parole che sintetizzano
la mattinata, proprio come erano molto belle le vostre
espressioni quando ascoltavate la storia di Pierpaolo
Pasolini.
Buona continuazione del percorso scolastico e un abbraccio
grande per tutti voi.
Ornella
P.S. per Sabrina
La frase "Essere morti o essere vivi è la
stessa cosa" a me piaceva lasciarla come finale
per pensare che, anche se Pasolini è morto, resta
vivo con tutte le cose che ha fatto, quindi pensare
che è come se fosse ancora un po' tra noi.
In realtà arriva dalla filosofia indiana che
non è come quella occidentale; la filosofia indiana
si basa sul tutto è uno: io, tu, gli alberi,
gli animali...tutto quello che esiste è testimone
del mondo, quindi anche la morte e la vita.
Se tutto è uno, non c'è divisione tra
pensiero e materia come noi occidentali pensiamo.
E’ difficile, Sabrina, ma spero che un po' ora
tu abbia capito.
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