Bosnia: Le cicatrici della guerra
Incontro con Marjana Kokic
(5 giugno 2010)
Lo scorso
sabato mattina, la sorella di una nostra compagna
di classe è venuta a parlarci del suo paese:
la Bosnia.
Riportiamo quanto abbiamo imparato:
- La Bosnia è
divisa in tre etnie sempre in lotta tra loro e in
tutta la Bosnia ci sono diversi gruppi religiosi:
i cristiani - divisi in cattolici (croati) e ortodossi
(serbi) - e i musulmani.
Nella città di Modrica, da cui Marjana è
originaria, c’è stata prima l’invasione
dei serbi, poi, successivamente, dei musulmani e ancora
oggi in montagna ci sono case bombardate e la gente
ha paura di tornarci a vivere. Si è anche propagata
una pianta infestante, l’ambrosia, che sparge
un certo polline che provoca allergie e irritazioni
in tutto il corpo.
Marjana ci ha mostrato la foto di un paese dove c’era
un vecchio castello che adesso è stato trasformato
in un albergo di lusso; nel castello, dal quale si
domina sulla città, ci sono ancora i cannoni
che i soldati usavano per sparare sulla popolazione
e in città c’è un monumento dedicato
ai caduti.
Un giorno era andata a festeggiare il capodanno da
una sua amica e dopo un po’ sua madre l’aveva
chiamata per chiederle se stava bene: qualcuno infatti
aveva lanciato una bomba a mano sulla strada.
- La Bosnia è
ricca di montagne, ci sono ancora bombe inesplose
e mine ed è pericoloso entrare in case disabitate
perché si possono incontrare cinghiali e serpenti.
C’è tanta povertà: quando, d’estate,
è ritornata nel suo paese, le sono cadute per
terra alcune barrette e le ha buttate nel cestino;
svelti dei bambini poveri sono accorsi per mangiarle.
Se penso che io mi lamento del cibo che non mi piace,
al pensiero che ci sono bambini privi di cibo, mi
rattristo.
- Marjana ci ha raccontato
come ha vissuto lei la guerra, i trasferimenti e le
paure; se fossi stata io al suo posto non ce l’avrei
fatta. Oggi la Bosnia non ha molti abitanti perché
in certi posti ci sono ancora le mine e tutti hanno
paura che scoppi di nuovo una guerra. Ci ha parlato
delle violenze sui bambini: io, se dovessi raccontare
la mia storia e avessi vissuto la stessa sua vita,
non ce la farei a parlare, mi verrebbe da piangere.
Non so dove ha trovato tutta quella forza.
- Dopo la guerra
le case sono tutte abbandonate perché bombardate,
con l’erba cresciuta: hanno paura a tagliarla
perché se toccano una mina saltano in aria.
Dopo la guerra sono poche le persone fuggite che sono
ritornate indietro. Ci ha parlato un po’ della
sua famiglia, di come sono scappati dalla guerra e
ha detto che dapprima sono stati ospitati dai parenti
in Serbia, poi hanno proseguito a piedi fino in Germania.
Durante la guerra ci sono stati stupri di donne, ragazze,
bambini. La Bosnia oggi è davvero in crisi
perché chi lavora prende molto poco e ci sono
bambini poveri che vivono per strada.
- Mi ha colpito il
fatto che in Bosnia la povertà sia quasi ovunque
e che durante la guerra non ci sia stato neanche un
minimo di umanità e siano stati sterminati
interi villaggi e soprattutto la motivazione della
guerra: considerarsi superiori ad altri di altra religione.
Ma, dico io, si può essere più stupidi
di così? Giudicare una persona dalla religione!
E poi, visto che la guerra è finita, fate la
pace e non litigate più. Se vi siete già
sfogati, cos’altro avete da bisticciare?
Marjana ha avuto molto coraggio a raccontare con tanta
lucidità le atrocità della guerra.
Dopo aver sterminato interi villaggi e ammazzato quasi
tutti, cosa risolvi? Secondo me, niente.
- Mi ha colpito che
attualmente ci siano dei bambini che vanno nei cassonetti
per prendere da mangiare e che si siano ancora conflitti,
tanto che si teme che un giorno possa riscoppiare
la guerra. Nelle immagini che ci ha mostrato, c’erano
case bombardate, scuole distrutte e la grotta delle
tigri, una grande buca dove buttavano la gente per
ucciderla.
- La Bosnia era tutta
unita, ma durante la guerra le varie etnie: croati
(cattolici), ortodossi (serbi) e musulmani si uccidevano
tra di loro. Andavano in paesi in cui la maggioranza
della popolazione era di un certo tipo e uccidevano
chi capitava e chi riusciva a scappare doveva pagare
alla dogana, col rischio di vedersi portare via i
bambini che aveva in braccio. E i soldati uccidevano
le persone, sia grandi che piccoli, senza porsi alcun
problema e molti bambini sono rimasti orfani, ridotti
a vivere per le strade e a frugare nei cassonetti
delle immondizie per poter mangiare. La guerra è
stata devastante.
- Marjana l’ha
vissuta la guerra e a me dispiace perché quando
lei raccontava la storia io vedevo nei suoi occhi
molta paura, anche se sorrideva. Ci ha raccontato
anche di quando è arrivata in Germania. Lì
non si è integrata bene, infatti c’era
un bambino che la trattava male e la picchiava perché
non gli portava le caramelle, ma i suoi in quel periodo
erano molto poveri.
- Marjana ci ha raccontato
l’esperienza della sua famiglia, che per fortuna
si è salvata. La vita prima della guerra era
tranquilla, dopo, quasi nessuno ha avuto il coraggio
di tornare alle vecchie abitazioni anche perché
il terreno è disseminato di mine anti-uomo
che possono far saltare in aria da un momento all’altro.
Mi meraviglio che la guerra sia scoppiata anche per
contrasti religiosi: se le persone sono davvero religiose
non uccidono e mi sorprende che nei libri di storia
di questa guerra non si parli. Marjana ha raccontato
che alcuni soldati che hanno combattuto quella guerra,
per il rimorso di aver ucciso delle persone innocenti
sono diventati pazzi. La gente ha paura che possa
scoppiare un’altra guerra del genere, ma io
spero proprio che non succeda e che nessun altro provi
quel dolore. Anche se in altri paesi del mondo ci
sono ancora molti conflitti e la gente innocente muore,
spero che un giorno tutti possano capire che la guerra
non serve a niente, a parte far soffrire le persone
e distruggere l’ambiente.