La cittadina di Modrica
(da Wikipedia)

 

 

Bosnia: Mappa etnica del 2006
(da Wikipedia)

rosso:   croati (cristiani cattolici)
blu:      serbi (cristiani ortodossi)
verde:  bosgnacchi (musulmani)

 

 

 

 

 

 

 

Gli effetti della guerra

 

 

 

storia e storie di paesi lontani - bosnia

Bosnia: Le cicatrici della guerra

Incontro con Marjana Kokic
(5 giugno 2010)

Lo scorso sabato mattina, la sorella di una nostra compagna di classe è venuta a parlarci del suo paese: la Bosnia.
Riportiamo quanto abbiamo imparato:

- La Bosnia è divisa in tre etnie sempre in lotta tra loro e in tutta la Bosnia ci sono diversi gruppi religiosi: i cristiani - divisi in cattolici (croati) e ortodossi (serbi) - e i musulmani.
Nella città di Modrica, da cui Marjana è originaria, c’è stata prima l’invasione dei serbi, poi, successivamente, dei musulmani e ancora oggi in montagna ci sono case bombardate e la gente ha paura di tornarci a vivere. Si è anche propagata una pianta infestante, l’ambrosia, che sparge un certo polline che provoca allergie e irritazioni in tutto il corpo.
Marjana ci ha mostrato la foto di un paese dove c’era un vecchio castello che adesso è stato trasformato in un albergo di lusso; nel castello, dal quale si domina sulla città, ci sono ancora i cannoni che i soldati usavano per sparare sulla popolazione e in città c’è un monumento dedicato ai caduti.
Un giorno era andata a festeggiare il capodanno da una sua amica e dopo un po’ sua madre l’aveva chiamata per chiederle se stava bene: qualcuno infatti aveva lanciato una bomba a mano sulla strada.

- La Bosnia è ricca di montagne, ci sono ancora bombe inesplose e mine ed è pericoloso entrare in case disabitate perché si possono incontrare cinghiali e serpenti.
C’è tanta povertà: quando, d’estate, è ritornata nel suo paese, le sono cadute per terra alcune barrette e le ha buttate nel cestino; svelti dei bambini poveri sono accorsi per mangiarle. Se penso che io mi lamento del cibo che non mi piace, al pensiero che ci sono bambini privi di cibo, mi rattristo.

- Marjana ci ha raccontato come ha vissuto lei la guerra, i trasferimenti e le paure; se fossi stata io al suo posto non ce l’avrei fatta. Oggi la Bosnia non ha molti abitanti perché in certi posti ci sono ancora le mine e tutti hanno paura che scoppi di nuovo una guerra. Ci ha parlato delle violenze sui bambini: io, se dovessi raccontare la mia storia e avessi vissuto la stessa sua vita, non ce la farei a parlare, mi verrebbe da piangere. Non so dove ha trovato tutta quella forza.

- Dopo la guerra le case sono tutte abbandonate perché bombardate, con l’erba cresciuta: hanno paura a tagliarla perché se toccano una mina saltano in aria. Dopo la guerra sono poche le persone fuggite che sono ritornate indietro. Ci ha parlato un po’ della sua famiglia, di come sono scappati dalla guerra e ha detto che dapprima sono stati ospitati dai parenti in Serbia, poi hanno proseguito a piedi fino in Germania.
Durante la guerra ci sono stati stupri di donne, ragazze, bambini. La Bosnia oggi è davvero in crisi perché chi lavora prende molto poco e ci sono bambini poveri che vivono per strada.

- Mi ha colpito il fatto che in Bosnia la povertà sia quasi ovunque e che durante la guerra non ci sia stato neanche un minimo di umanità e siano stati sterminati interi villaggi e soprattutto la motivazione della guerra: considerarsi superiori ad altri di altra religione. Ma, dico io, si può essere più stupidi di così? Giudicare una persona dalla religione! E poi, visto che la guerra è finita, fate la pace e non litigate più. Se vi siete già sfogati, cos’altro avete da bisticciare?
Marjana ha avuto molto coraggio a raccontare con tanta lucidità le atrocità della guerra.
Dopo aver sterminato interi villaggi e ammazzato quasi tutti, cosa risolvi? Secondo me, niente.

- Mi ha colpito che attualmente ci siano dei bambini che vanno nei cassonetti per prendere da mangiare e che si siano ancora conflitti, tanto che si teme che un giorno possa riscoppiare la guerra. Nelle immagini che ci ha mostrato, c’erano case bombardate, scuole distrutte e la grotta delle tigri, una grande buca dove buttavano la gente per ucciderla.

- La Bosnia era tutta unita, ma durante la guerra le varie etnie: croati (cattolici), ortodossi (serbi) e musulmani si uccidevano tra di loro. Andavano in paesi in cui la maggioranza della popolazione era di un certo tipo e uccidevano chi capitava e chi riusciva a scappare doveva pagare alla dogana, col rischio di vedersi portare via i bambini che aveva in braccio. E i soldati uccidevano le persone, sia grandi che piccoli, senza porsi alcun problema e molti bambini sono rimasti orfani, ridotti a vivere per le strade e a frugare nei cassonetti delle immondizie per poter mangiare. La guerra è stata devastante.

- Marjana l’ha vissuta la guerra e a me dispiace perché quando lei raccontava la storia io vedevo nei suoi occhi molta paura, anche se sorrideva. Ci ha raccontato anche di quando è arrivata in Germania. Lì non si è integrata bene, infatti c’era un bambino che la trattava male e la picchiava perché non gli portava le caramelle, ma i suoi in quel periodo erano molto poveri.

- Marjana ci ha raccontato l’esperienza della sua famiglia, che per fortuna si è salvata. La vita prima della guerra era tranquilla, dopo, quasi nessuno ha avuto il coraggio di tornare alle vecchie abitazioni anche perché il terreno è disseminato di mine anti-uomo che possono far saltare in aria da un momento all’altro. Mi meraviglio che la guerra sia scoppiata anche per contrasti religiosi: se le persone sono davvero religiose non uccidono e mi sorprende che nei libri di storia di questa guerra non si parli. Marjana ha raccontato che alcuni soldati che hanno combattuto quella guerra, per il rimorso di aver ucciso delle persone innocenti sono diventati pazzi. La gente ha paura che possa scoppiare un’altra guerra del genere, ma io spero proprio che non succeda e che nessun altro provi quel dolore. Anche se in altri paesi del mondo ci sono ancora molti conflitti e la gente innocente muore, spero che un giorno tutti possano capire che la guerra non serve a niente, a parte far soffrire le persone e distruggere l’ambiente.